lunedì 15 novembre 2010

4 di 4

14.11

Oggi è l’ultimo giorno di registrazioni e mancavano due pezzi da registrare.

Ma la situazione sembrava difficile. Il primo pezzo infatti è Love is Talking, per me il pezzo più bello ed importante del disco. Il pezzo che ha dato il via al concetto del disco, che ci ha descritto a primo ascolto l’estetica verso la quale vogliamo andare. Cassa in battere, charleston sul primo ottavo in levare, tempo serrato, rullante irregolare, basso potente e instabile, chitarre circolari. Testo meraviglioso, melodia profonda come una valle. Che dire, sentivo la tensione di questo pezzo, sottovalutavo evidentemente i miei ragazzi, che ci hanno regalato una sessione fantastica. Una potenza inaspettata. Stavolta hanno registrato separatamente. Mentre Luca cercava di recuperare la notte insonne, Andrea ha dato dimostrazione della sua forza, sentirete.

Poi è stata la volta di un altro pezzo, che ho sentito oggi per la prima volta. Paolo lo ha scritto pochi giorni fa e di nuovo, il vecchio mi ha dato una lezione. Il pezzo è proprio quello che mancava al disco, morbido e arioso, gran ritornello.

Ma anche questo era un pezzo difficile, essendo nuovo nessuno di noi lo ha mai suonato e in realtà se io l’ho sentito una sola volta, Andrea e Luca che lo devono suonare, lo avranno sentito al massimo tre volte. Questo è il nostro difetto. Non siamo professionali, non ci programmiamo. Come si fa ad andare in uno studio così impreparati. Mi vergognerei se non venisse fuori la nostra forza, quella vera.

Perdonatemi se mi rivolgo direttamente a chi legge, dicendo una cosa che potrebbe risultare presuntuosa. Ma sono convinto delle nostre capacità. Pochi che conosco sono in grado di fare in poco tempo quello che riusciamo a fare noi, vaffanculo sono convinto. Scegliamo la direzione in poco tempo. Adattiamo l’armonia del ritornello il mud che gli vogliamo dare, gli strumenti che ci sembrano adatti. Alcuni ci metterebbero giorni a fare quello che noi abbiamo fatto in 2 ore. In altre cose siamo dei coglioni, ma in questo lasciateci stare. Vedremo a disco finito, ma il pezzo di cui non so neanche il titolo, adesso ha una batteria perfetta, e un basso che spiana le colline. Non sarà precisissimo, ma il cuore non batte sempre allo stesso modo no?

Editato l’ultimo basso, Luca rimette a posto il Fender de ’65, non so come farà a farne a meno d’ora in poi, di la in sala di ripresa i fusti, i piatti e i microfoni sono tutti nelle loro custodie e si ricarica la macchina di Paolo, stasera lui e Luca ripartono, domattina estrazioni.

Io Michele e Andrea passiamo l’ultima sera slovena in compagnia di Gabriel e la sua ragazza, a cena a Isola ristorante Moby Dick, pesce ottimo.

Si parla di politica e di guerre, di quella schifezza del nostro presidente e ci tocca sentirci un po’ sfottere per questo, anche qui.

Io e Michele torniamo a casa domani solo dopo aver fatto un salto a Nuovo Mesto per vedere un altro studio. Dobbiamo capire dove completare il disco.

Qua a Dekani ci sembra il posto adatto ma non avendo soldi su cui contare e dovendoci frugare in tasca cerchiamo di trovare il posto adatto.

Se penso che la vita di “noi Paoli Benvegnù” dipende dall’avere o non avere meno della cifra che Ruby ha preso per fare non so cosa (ma me lo immagino) mi prende una rabbia amara, perché quello che stiamo facendo è bello e puro. Non abbiamo paura perché non abbiamo nulla da perdere.

2 commenti:

  1. Mentre leggevo mi e' tornata in mente la prima volta che vi ho ascoltato dal vivo.Non vi conoscevo ancora.
    Al primo pezzo mi sono "disciolta"...come se quei nodi ,quelli che se ne stanno aggrovigliati li' nella pancia,si fossero slegati in un attimo... per fare questo non credo proprio serva la precisione.Da lì non avete piu' smesso di accompagnarmi ovunque.
    Continuate a crederci e non pensate a chi ha dei privilegi che non merita ,
    passate oltre e continuate ad emozionarci...ah! Dimenticavo! un abbraccio a tutti :)

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