martedì 16 novembre 2010

http://www.paolobenvegnu.com/blog/

Spostiamo da oggi il blog sul quello che poi sarà il nuovo sito ufficiale di Paolo:
http://www.paolobenvegnu.com/blog/
ci vediamo li

lunedì 15 novembre 2010

A casa

La strada del ritorno nella nebbia è stata come uscire da un bellissimo sogno......i ricordi tornavano alla mente: mi ripassavo addirittura i bassi che avevo già registrato......grandi chiacchierate con Paolo sul presente, passato e futuro....e ora a nanna...anzi non riesco a dormire cazzo. Neanche stasera.
La prima trance è finita e non so veramente come potrò stare senza i miei tre gioielli Fender.....sarà difficilissimo.
E' già tanta la nostalgia dei colori, dei profumi, delle risate, dei miei compagni (grandissimi), del Jork studio....non vedo l'ora di ultimare il lavoro la.....certe emozioni ti si attaccano alla pelle, all'anima e sono sicuro che non andranno più via.
Sono pienamente soddisfatto di quello che siamo riusciti a fare per adesso.
Ancora Grazie ai miei amici perchè mi hanno fatto passare delle giornate meravigliose e mi hanno fatto crescere sia musicalmente che come uomo
Grazie Slovenia. Grazie Benvegnù's.

4 di 4

14.11

Oggi è l’ultimo giorno di registrazioni e mancavano due pezzi da registrare.

Ma la situazione sembrava difficile. Il primo pezzo infatti è Love is Talking, per me il pezzo più bello ed importante del disco. Il pezzo che ha dato il via al concetto del disco, che ci ha descritto a primo ascolto l’estetica verso la quale vogliamo andare. Cassa in battere, charleston sul primo ottavo in levare, tempo serrato, rullante irregolare, basso potente e instabile, chitarre circolari. Testo meraviglioso, melodia profonda come una valle. Che dire, sentivo la tensione di questo pezzo, sottovalutavo evidentemente i miei ragazzi, che ci hanno regalato una sessione fantastica. Una potenza inaspettata. Stavolta hanno registrato separatamente. Mentre Luca cercava di recuperare la notte insonne, Andrea ha dato dimostrazione della sua forza, sentirete.

Poi è stata la volta di un altro pezzo, che ho sentito oggi per la prima volta. Paolo lo ha scritto pochi giorni fa e di nuovo, il vecchio mi ha dato una lezione. Il pezzo è proprio quello che mancava al disco, morbido e arioso, gran ritornello.

Ma anche questo era un pezzo difficile, essendo nuovo nessuno di noi lo ha mai suonato e in realtà se io l’ho sentito una sola volta, Andrea e Luca che lo devono suonare, lo avranno sentito al massimo tre volte. Questo è il nostro difetto. Non siamo professionali, non ci programmiamo. Come si fa ad andare in uno studio così impreparati. Mi vergognerei se non venisse fuori la nostra forza, quella vera.

Perdonatemi se mi rivolgo direttamente a chi legge, dicendo una cosa che potrebbe risultare presuntuosa. Ma sono convinto delle nostre capacità. Pochi che conosco sono in grado di fare in poco tempo quello che riusciamo a fare noi, vaffanculo sono convinto. Scegliamo la direzione in poco tempo. Adattiamo l’armonia del ritornello il mud che gli vogliamo dare, gli strumenti che ci sembrano adatti. Alcuni ci metterebbero giorni a fare quello che noi abbiamo fatto in 2 ore. In altre cose siamo dei coglioni, ma in questo lasciateci stare. Vedremo a disco finito, ma il pezzo di cui non so neanche il titolo, adesso ha una batteria perfetta, e un basso che spiana le colline. Non sarà precisissimo, ma il cuore non batte sempre allo stesso modo no?

Editato l’ultimo basso, Luca rimette a posto il Fender de ’65, non so come farà a farne a meno d’ora in poi, di la in sala di ripresa i fusti, i piatti e i microfoni sono tutti nelle loro custodie e si ricarica la macchina di Paolo, stasera lui e Luca ripartono, domattina estrazioni.

Io Michele e Andrea passiamo l’ultima sera slovena in compagnia di Gabriel e la sua ragazza, a cena a Isola ristorante Moby Dick, pesce ottimo.

Si parla di politica e di guerre, di quella schifezza del nostro presidente e ci tocca sentirci un po’ sfottere per questo, anche qui.

Io e Michele torniamo a casa domani solo dopo aver fatto un salto a Nuovo Mesto per vedere un altro studio. Dobbiamo capire dove completare il disco.

Qua a Dekani ci sembra il posto adatto ma non avendo soldi su cui contare e dovendoci frugare in tasca cerchiamo di trovare il posto adatto.

Se penso che la vita di “noi Paoli Benvegnù” dipende dall’avere o non avere meno della cifra che Ruby ha preso per fare non so cosa (ma me lo immagino) mi prende una rabbia amara, perché quello che stiamo facendo è bello e puro. Non abbiamo paura perché non abbiamo nulla da perdere.

Serata triestina

13.11

Siamo andati a Trieste e mentre Michele imprecava in triestino maccheronico, siamo rientrati in Italia, Andrea è rimasto a casa, stanco.

Alla ricerca di benzina e sigarette, non volevamo darci fuoco, ma arrivare al locale dove ci aspettava Igor con i Pan del Diavolo. Stasera ci guardiamo il concerto di questi ragazzi che ormai conoscono in molti, sono bravi con i Criminal Jokers a fargli da band. Mi ha impressionato il batterista, grande energia, faccia da gruppo storico inglese. Tanta energia, Igor stava dietro alle sue preoccupazioni, c’erano alcuni amici come Appino degli Zen Circus, Ricky Russo e altri. Una serata italiana.

Ma di nuovo il clima era fantastico e Paolo a rischio splendore, anche quando si è messo ad intonare canti degli alpini in macchina al ritorno.



Ci siamo distratti e abbiamo allungato la via del ritorno sempre con Michele che imprecava in triestino maccheronico, chiedegli di darvi una dimostrazione, è fantastico.

Buonanotte domani è dura.

sabato 13 novembre 2010

Il sorriso negli occhi

E' difficile registrare un disco.....
credeteci è veramente una cosa da metterci non solo le dita, ma lo stomaco, la pancia, tutti gli organi, anche quelli riproduttivi....ma la cosa che più conta è il sorriso negli occhi, tuoi e dei tuoi compagni di viaggio.
Finalmente un disco che sta crescendo con il sorriso negli occhi.
Tensione giusta ma....avete presente la tensione rilassata?
Ecco io no fino a questi giorni.
Le cose sembrano scorrere....e voglio credere e convincermi che sia così.
Grazie Andrea, Grazie Paolo, Grazie Ghando, Grazie Michi, Grazie Gabriel, Grazie Jadran....e perchè no questa volta ringrazio anche me. Grazie Roccia.

Cocacola

13.11

Ma perché non prendiamo tutti i caselli delle dogane e riconvertiamo i gabbiotti in luoghi di spaccio di cocacoline gommose frizzanti?

Il mondo sarebbe migliore, più dolce e meno matematico. La matematica non è democratica, il cubo di Rubik è antisociale, reazionario.

Ieri sera dopo aver cenato da un cuoco serbo, satollo della mia bistecca fiorentina, siamo andati alla festa del vino a Capo d’Istria. C’è voluto un po’ per trovarla e girovagando attorno al centro mi è tornata alla mente quella volta che siamo venuti a registrare una trasmissione per telecapodistria. La città è molto curata e pulita, da una sensazione di ospitalità.

Comunque alla festa abbiamo preso una bottiglia di vino di quelle che non ti scordi più per la vita, guardandosi attorno gli autoctoni mischiavano il vino con la cocacola, vi garantisco ce ne era motivo. Non abbiamo esagerato e ci siamo goduti il concerto di questo gruppo sloveno. Musica da intrattenimento, tutti che ballavano e cantavano, il gruppo suonava da dio, il chitarrista aveva un suono della madonna, il batterista sembrava Gesù tutti bravi. Sentendoci circondati da queste danze e questi canti, ridacchiavamo sul fatto che le parole intonate da chi ci era attorno, potevano anche riguardare l’organizzazione dello stillicidio di quattro italiani ignari della loro sorte, una specie di Hostel, con noi come attori. Che coglioni, proprio all’opposto, la sensazione che mi da guardare questa gente che vive ai confini che il tempo e Mussolini (fine stratega) ci ha dati, è di persone simpatiche e ospitali ma risolute e da rispettare. Cosa ci divide da loro, rispetto ad altre persone a 20 km da qui?

Stamattina attacchiamo con 44 anni: basso del 69’ timpano Pearl da 18 intonato sul sol minore 49 Hz di meravigliosa profondità.

I ragazzi la stanno suonando bene e seppure le basi sopra le quali suonano sono ancora acerbe e vuote, non sembra mancare molto.

E’ l’una andiamo a mangiare dal nostro amico Sandi, che assomiglia ad un misto fra Stanlio e Merola magro, con netta base di alcol in circolo.

momenti

Poche immagini per far vedere a mogli, mamme, fidanzate, amanti, che siamo vivi e stiamo bene, per ora.

venerdì 12 novembre 2010

Fine serata

12.11

La giornata (lavorativa) volge al termine, la sensazione è di aver fatto qualcosa di bello abbiamo messo in sicurezza il pezzo che chiamiamo Sartre, e Andrea lo ha suonato molto bene. Luca dopo aver registrato contemporaneamente ad Andrea, ha completato alcune take in regia dove ha potuto suonare con un ascolto gratificante, ne è uscito un basso meraviglioso, bel giro, bella attitudine e il suono.

Questo cazzo di Fender Jazz del ’69 è una belva, però ammaestrata, è sempre precisa e mai sporca. Un suono rock come si può sentire solo in produzioni belle.

Il fatto è che poter suonare con strumenti di questo livello ti valorizza e ti spinge oltre, oltre tutto, oltre quello che sei consumato a fare.

Il mio disgusto verso le etichette ed i marchi si infrange su questa scritta Fender, per’altro a guardarla bene è anche brutta. Che suono.

Mentre scrivo Andrea gira sopra la base di It’s a game (il titolo non sarà questo, spero) il primo pezzo che ha portato per questo disco: batterie elettroniche, chitarre acidognole. Fa schifo ma mi piace un sacco. Roccia condivide quest’affermazione, ma lo aspetto al varco, quando dovrà registrare quel giro di basso del ritornello, che proprio non gli piace, ma non capisce un cazzo, però ha ragione.

Siamo soddisfatti, tra poco andremo a procacciarci il cibo con nelle orecchie le rullate new wave da Andrea, essere qui renderebbe ilare chiunque.

Andrea e la sua vecchia maglietta con il numero 10 rosso. Il maradona di Montemurlo, Ma va, ma va…..

Rimane la domanda, torneremo stasera al casinò, la risposta domattina, quando saremo, sarete tutti più riposati, o forse no.

menù

C'era anche il Branzino

Chatroulette

12.11

La giornata è finita a cena di pesce, qua vicino, rombo e qualcos’altro, buono, buonissimo, ma ce lo hanno fatto pagare lisca per lisca, in fondo a pranzo non avevamo speso molto quindi “poggio e buca fan pari” no?

I due pezzi sono registrati, ora facciamo un po’ di editing base sul secondo, più complicato per la batteria e comunque prima di affrontare un pezzo nuovo controlliamo tutto.

Cosa distingue un musicista da un qualunque altro essere vivente? O almeno da molti altri organismi complessi? La capacità di salire alle stelle o crollare come un pugile al K.O. in un attimo. Ed entrambi gli stati emotivi, per quisquiglie di nessun valore. Apparente.

Potrei fare un documentario in proposito e ne verrebbe fuori un’analisi interessante. Ci sono particolari nascosti su ogni colpo di rullante, come in ogni nota, che sfiderei chiunque a sentire, del resto sfiderei chiunque a trascurare quei dettagli ed allo stesso tempo sfiderei un gruppo di 5 persone a farsi un’idea comune su uno qualunque di quei dettagli. Sono sensazioni. Hanno ragione i Marta sui tubi “io non ho più sentimenti, solo sensazioni”.

Tanto per dire.

Ieri sera comunque siamo anche andati a Portoroz, a giocare a blackjack, un vero rocker giocherebbe a poker, noi siamo pop. Non contenti al ritorno abbiamo passato una buona mezz’ora su chatroulette, trovando almeno un paio di sconvolti dall’altra parte del globo, che ci hanno fatto schiantare dal ridere.

Qualcuno potrebbe dire cosa c’entra tutto questo con il “making of” di un disco, beh, nulla o forse molto, ma il blog è mio e faccio quello che dico io. Direbbe Pelù.

giovedì 11 novembre 2010

Rec note

Rec note

ACAB

Basso Fender Precision ’82

Ampeg svt II cassa 4x10

Cassa Drum Sound mapple shell

Rullante Sonor Acciaio 8”

Tom Ludwig black oyster

Timpano Ludwig black oyster

Hh Paiste 2002 medium

Paiste power crash 16”

Zildjian K custom dark crash16”

Zildjian dark crash medium thin 17”

Turkish studio ride

Ufip Class Series

Zildjian Constantinople

ULIXES

Basso Fender Jazz ‘65

Ampeg svt II cassa 4x10

Cassa Drum Sound mapple shell

Rullante Drum Sound mapple shell 5”

Timpano Ludwig black oyster

Hh paiste sound edge 13

Paiste power crash 16”

Zildjian K custom dark crash16”

Zildjian dark crash medium thin 17”

Turkish studio ride

Ufip Class Series 17”

STRUMENTO

MICROFONO

PRE/EQ/COMP

Cassa

In Audix D6

API 512

Out Neumann U47

API 512

Amb Royer R121

API 512

Rullante

Top Sure Sm 57

Neve 1073 + Summit gl 200

Bottom Akg c414

Neve 1073 + Summit gl 200

Tom

Sennheiser Md 421

API 512

Timpano

Royer R121

API 512

OH

DPA 4600 A-B

Manley dual mono pre

AKG C12 Mono

API 512

Ride

AKG 451

Ogrin Sgnatur dual tube pre amp

AMB

Out Neumann U67

Langevin Dual Vocal Combo

Hh

Neumann Km184

API 512

Basso

DI Manley

API 512

MD 421

Summit Dual tube preamp

Neumann M49

Summit Dual tube preamp




11.11

Dinamica sempre su da 10 a 10.

Siamo al secondo pezzo, ne abbiamo registrato un ma era breve, titolo? Per gli amici Acab.

Lo studio ha tutto quello che ci serve, e qualcosa in più addirittura. Finiamo solo dopo pranzo di micro fonare basso e batteria, abbiamo scelto i fusti, i piatti, i micorfoni, i compressori, i bassi, gli amplificatori.

Di seguito una piccola scheda tecnica per i fanatici, cioè per me.

Mentre scrivo registriamo il secondo pezzo, per gli amici Ulixes. Tutti nomi provvisori, decideremo al battesimo che nome dargli.

Luca ha l’opportunità di scegliere fra alcuni strumenti eccezionali che danno la possibilità di usare i padroni dello studio.

Padre e figlio, i padroni. Il padre è stato alle vette della classifica vendite negli anni 60/70, qui in Slovenia con il suo gruppo i Kamaleoni: http://www.youtube.com/watch?v=_3B8KepRXS4

Essendo bassista ha due Jazz Bass uno del 65 e uno del 69, oltre ad un Precision dell’82 riedizione dei primi Precision. Da uscire fuori di cervello.

Per ora è tutto.


Arrivati

Finalmente arrivati.....posto molto bello e armonia spettacolare.
Domani iniziamo, concentrati e sicuri che sarà un'esperienza importante.
Hermann è fra noi........ci aiuterà....sarà con noi in ogni piccolo gesto, in ogni sguardo nuovo, in ogni abbraccio amico......
Il vento non ci porterà lontano.
A domani vi lasciamo con un saluto di Andrea.

arrivo a studio jork




Siamo arrivati in Slovenia ci ha accolto il proprietario dello studio mostrandoci le stanze che ci ospiteranno.

Un tipo spilungo, con capelli mossi cadenti, potrebbe giocare a basket, ha la faccia giusta, mi piacciono le sue ciabatte di pelle chiara, un po' a punta.

Lo studio lo vedremo domani.

Sembra un bel posto e il tempo si è calmato, quale miglior accoglienza per il nostro arrivo, dopo un viaggio abbastanza lungo, notturno e bagnato. In cui girando fra una macchina e l’altra si sono intrecciati i discorsi come fra matasse che pian piano si dipanano per poi tornare a formare un filo unico. Quanta poesia o meglio giri di parole solo per dire che ci stiamo chiarendo e preparando alla partenza, quella vera.

Notte.

mercoledì 10 novembre 2010

Prima fase: Casa Nanni e oltre

Aspettavamo questo periodo da un po’, non è che siamo stati fermi per molto lo so, ma è arrivato il momento di concentrarci di nuovo su un disco. Abbiamo cominciato con una fase di preproduzione, seguita solo ad una fase di scrittura, che in privato, fra se e se ha fatto Paolo. Per la prima volta anche io ho proposto dei brani oltre ad Andrea che ci ha già abituato con la sua scrittura.

Avrei voluto scrive giorno per giorno un report sulla nascita di questo nuovo disco, ma un po’ per pigrizia ed un po’ perché in effetti sono pigro, non l’ho fatto, avevo cominciato bene i primi due giorni:

10 10

Le macchine cariche di strumenti e vettovaglie, guidiamo un po’ stanchi della nottata precedente; all’arrivo un tempo splendido fa da sfondo alla villa che abbiamo affittato.

Tutto per il meglio, c’è entusiasmo, c’è spazio, c’è freddo.

Alcuni sono ad un funerale, altri arriveranno.

Diamo una leggera sistemata alla spesa e ci facciamo degli spaghetti molto olio, poco aglio, zero peperoncino.

Lippa ha mangiato 2 pezzi di calzini. Torno in città per portarla a controllare, ma so che è tutto a posto, la conosco.

La prima sera manca solo Andrea, ma ci sono ottimi ospiti con ottimo vino che tende a cadere dal bicchiere. Si parla, si ride, si progetta il futuro della nostra immagine, ne abbiamo bisogno.

Bella serata

Lippa comincia ad ambientarsi

11 10

Casananni ha i suoi spazi e va organizzata.

Bevendo il primo caffè, spontaneamente si dividono alcuni compiti.

Andrea ha il suo da fare al forno, che va pulito, come le nostre parole e lo facciamo.

Tanto per iniziare in tre, quelli che stamattina sono già qui.

Il profumo di roasbeef non attrae Lippa che non mangia da due giorni ma non si può dire non si stia divertendo.

Dopo un pranzo cominciamo ad assemblare la regia e la sala prove al secondo piano: due rampe di strumenti sulle spalle.

Moquette da tagliare, pannelli da appendere, drappeggi, mobilia e letti da spostare per poter guadagnare spazio.

Mentre la cappa della stufa che ci scalda, si scardina ed affumica il primo piano, sembra di essere a Verona d’inverno, ma nulla che non si possa risolvere con due colpi di martello del Nanni.

Arriva anche il 32 pollici a cui attaccare la play 3, non manca più nulla ed è sera.

Andrea ed il suo aiutante di turno preparano la cena.

Stiamo già pensando di proclamarci Repubblica Autonoma.

Per oggi rimane il tempo di rilassarci, non vogliamo adottare dei ritmi concitati, almeno per ora. E così ci concediamo qualche sorso di rum ben accompagnato e mentre qualcuno vince in 9 contro 11, si spengono lentamente i camini e le stufe, ci facciamo una camomilla, scegliamo le camere e buona notte.

Lippa dorme con me, un po’ ha mangiato e continua ad essere una compagnia rilassante.

Ma poi non ho più seguito la cosa ed allora provo, a distanza di qualche tempo, a riassumere quello che è successo lassù in campagna, per poi magari continuare più sistematicamente per il futuro, me lo prometto.

Si perché di cose da dire ce ne sono molte, per esempio la sensazione generale di benessere che abbiamo avuto, credo un po’ tutti, a stare insieme, estremamente insime, giorno e notte per così tanto.

Le giornate sono proseguite l’una simile all’altra, non noiose, semmai costanti.

Sveglia non abbastanza mattiniera per i nostri propositi. Cene abbondanti, caffè amari e bruciacchiati, Lippa sempre più selvaggia, ospiti sempre graditi che ci hanno fatto compagnia spesso e volentieri.

La casa ci apparteneva e ce la siamo goduta in tutti i suoi piani, camini, stufe e anfratti.

In questo clima ha preso forma il nostro lavoro, un disco che per ora ha nove, dieci pezzi, ma che dovrà di sicuro crescere di numero.

Inaspettatamente le canzoni si sono trasformate in un racconto molto coeso, ed il merito devo dire va a Paolo che ha trovato una chiave di lettura molto interessante a tutto il materiale.

La cosa non è scontata, soprattutto perché non tutti i pezzi ed i testi sono i suoi.

Anche il materiale proposto da altri, testi e musica, è stato da lui scelto e selezionato secondo la logica di un racconto o di un film.

Stavolta direi “maturi e determinatissimi film”, anche se suona male.

Non sono mancati i momenti di stanchezza, alcuni di noi non hanno staccato un attimo, chi lo ha fatto, lo ha fatto per andare a lavorare.

Nei primi giorni abbiamo suonato nella sala prove guadagnata spostando alcuni letti da una stanza del secondo piano. Suonavamo stretti ed un po’ contratti. In verità non siamo abituati a provare e non lo facciamo quasi mai. In quella fase i pezzi venivano alle mani con le intenzioni di ciascuno. Non sempre avevamo tutti gli stessi obbiettivi ed ancora adesso è così. Ma tutto vale, anzi direi “quel che vale , vale”.

Il disco sembra progredire lentamente, ma è un cammino direi sicuro e ben segnalato. Ci sono riflessi inconsueti per noi, ci diciamo che potrebbe lasciare molta gente sospesa, in un giudizio non netto. Devo dire che le canzoni, una ad una, chitarra e voce, sono molto belle, alcune bellissime. Paolo ci ha stupito più volte con la sua scrittura. E’ l’uomo e non le parole che stupisce sempre. Lo ha fatto di nuovo con alcuni pezzi in particolare.

Ma partendo da questo, il lavoro di arrangiamento che stiamo facendo ha una volontà direi antibenvegnù evidente. Stiamo suonando come non abbiamo mai fatto, ciascuno di noi.

In particolare la ritmica, la voce, l’attitudine ad un suono scarno delle chitarre. Ci diciamo di non voler sovrastrutturare i pezzi.

Pochi archi, pianoforti, violoncelli, effetti. Tutte cose che mi privano personalmente di lidi sicuri dove potrei muovermi agiatamente. Ma se è una sfida verso il cambiamento e la maturazione, lo è per tutti e nessuno si spaventa di questo.

Quando a volte è cresciuta la fatica, ci siamo rilassati con sfide incrociate alla P3: tra i più forti Igor e io, ma nessuno ha dominato. Sembra un fattore di poco conto lo so. Ma chi perdeva è stato sfottuto per ore, quindi la pressione della sfida era sempre presente. Con Paolo che si arrogava il diritto di telecronaca e di suggeritore dei cambi, dice di conoscere bene praticamente qualunque giocatore.

Simon e Filippo sono entrati per la prima volta veramente a contatto con la nostra fase creativa e lo hanno fatto da maestri quali sono. Il loro apporto è fondamentale. Tralasciando il fattore umano, loro ci consentono di dare un guizzo live ulteriore a quello che suoneremmo altrimenti con parti campionate, in sovra incisione, come faremmo di consueto. E si sentirà il loro peso in questo disco.

Michele è il nostro punto di riferimento, direi il nostro collante più forte. Nelle inevitabili fazioni che si creano quando si è in più di due, lui spesso lavora per riequilibrare gli animi. E quando per stanchezza o per altri motivi lui non è al massimo, si sente. Ma avviene di rado.

Dopo una settimana circa di lavoro, forse poco più, alcune cose sono diventate più chiare. Il sound generale devo dire, sperando di non essere frainteso, si è indirizzato verso un quel non so che di anni 80, quelli belli!

Andrea forse è quello che di più soffre questa virata, in quanto batterista intendo. Lui che è tutto a modo suo, ha i suoi mondi, le sue particolarità, è un po’ costretto in una griglia più semplificata. Volendo pensarci sopra, direi che non gli stiamo concedendo di esprimersi come lui vorrebbe, un po’ ne soffre secondo me. Ed anche io personalmente sono un po’ turbato dalla cosa.

Ma il lavoro è andato avanti secondo questa nuova visione ed è innegabile, che stia portando i frutti che speravamo.

In certi momenti io ed Andrea abbiamo dubitato del lavoro e di sicuro non siamo i soli, forse ancora adesso, c’è qualche aspetto che non ci convince, ma è a proposito di questo che è successo qualcosa di veramente emozionante, direi nuovo per noi.

Va fatta una premessa su Paolo.

Per come lo conosco io, Paolo è una persona al limite del bipolarismo (non intendo in politica ovviamente). Ci ha abituati a momenti di ferma caparbietà e convinzione sui suoi e nostri mezzi, come a momenti di totale disillusione. Di questo c’è un riflesso, per quello che ho potuto vedere, sia per 14/19, che per le Labbra, oltre che per 500. Sono cose che ci siamo detti. E anche su piccoli fragilissimi film, da quello che so, perché non c’ero, è stato lo stesso.

Paolo nella lavorazione di questi dischi era, direi smarrito, una parola forte lo so e forse ne dovrei trovare una più adatta.

Mi ricordo com’è nato le labbra, un lavoro a cui sono legatissimo per cui ho anche sofferto. Sembrava che Paolo non riuscisse a prendere decisioni, e quando lo ha fatto, c’era sempre dell’irrazionale. Il gruppo poi non era coeso come adesso. Non era neanche numeroso come adesso.

Eravamo a Prato, Andrea aveva i suoi impegni, Luca con il lavoro non poteva essere una presenza costante, Michele non aveva ancora iniziato ad essere quello che ora per noi. Igor non suonava con noi. Spero che non si offenda nessuno ma era quasi tutto in mano mia e di Paolo, questa cosa si sente. Si sentono le assenze, come in 500, durante il quale io e Paolo eravamo spesso in giro a suonare in duo.

Ma a cena, al ristorante del Nanni (quello che ci ha affittato la villa) Paolo si è esposto chiaramente. lui è convinto di alcune cose, di alcuni atteggiamenti che vuole portare avanti, della direzione che deve avere per lui il disco. Non ha mai parlato così chiaramente e noi con lui.

Titubanti fino a quel momento, ci siamo convinti che finalmente Paolo produrrà questo disco. E’ una cosa che non vale solo per scrivere qualcosa sul libretto. E’ una cosa che ci da la sicurezza che almeno uno di noi, seguirà tutte le fasi di questo lavoro. Che si prenderà le responsabilità di questo lavoro, col nostro aiuto.

Il 28 di ottobre abbiamo lasciato la villa, è stato triste, certo siamo tornati ognuno ai suoi affetti e i suoi ritmi. Ma ci piaceva la repubblica autonoma di Benvegnù.

Sono stato l’ultimo a lasciarmi dietro il viale sconnesso che portava alla villa e l’ho fatto metaforicamente senza freni, come gli altri. C’è un bel lavoro da portare a termine.

Oggi partiamo per andare a registrare basso e batteria, più qualcos’atro se ne avremo il tempo.

Andremo qui : http://www.studiojork.com/home.asp

Abbiamo solo quattro giorni, si poveri! Ma preparati.

Nei giorni passati Luca e Andrea hanno provato insieme, in studio Michele e Paolo li hanno seguiti passo per passo.

Andiamo avanti